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Il triptofano è un amminoacido poco polare, la sua molecola è chirale.
L’enantiomero L è uno dei 20 amminoacidi ordinari, il suo gruppo laterale è un indolile.
Negli esseri umani è essenziale, cioè va assunto tramite l’alimentazione, dato che l’organismo umano non è in grado di sintetizzarlo.
Il triptofano è anche un precursore della serotonina (un neurotrasmettitore) e della melatonina.
Per qualche tempo il triptofano è stato distribuito sul mercato come integratore alimentare. Per molte persone si è rivelato un rimedio abbastanza efficace e sicuro per promuovere il sonno, data la sua capacità di alzare il livello nel cervello della serotonina, sostanza dall’azione calmante se presente in dosi moderate, e della melatonina, un ormone che induce sonnolenza prodotto dalla ghiandola pineale in risposta al buio o alla poca luce. Alcune ricerche cliniche hanno confermato l’utilità del triptofano come sonnifero naturale e come farmaco per i disturbi legati ad un basso livello di serotonina. In particolare, il triptofano si è mostrato promettente come antidepressivo, sia da solo che in sinergia con altri farmaci antidepressivi. Altre possibili indicazioni sembrano essere l’attenuazione del dolore cronico ed il trattamento dei comportamenti violenti, maniaci, compulsivi ed ossessivi legati a malattie nervose.
Nel 1989, una misteriosa epidemia di casi disabilitanti (e a volte mortali) di una malattia autoimmune chiamata sindrome eosinofilo-mialgica è stata attribuita ad un lotto di triptofano sintetizzato impropriamente. La coltura batterica usata da un importante produttore fu geneticamente modificata per aumentare la resa di triptofano; sfortunatamente la riduzione dei costi comportò anche la cancellazione di uno stadio di purificazione su carboni attivi, facendo sì che anche alcuni metaboliti batterici, responsabili dell’azione tossica, finissero nel prodotto finito.
A prescindere dalle cause della tossicità, il triptofano – come integratore alimentare – fu ritirato dal mercato negli Stati Uniti e in altri paesi subito dopo.
Il triptofano rimane sul mercato come farmaco che alcuni psichiatri continuano a prescrivere, specialmente a pazienti poco rispondenti ad altri farmaci antidepressivi ed è ancora oggetto di vari test clinici.
Nell’alimentazione, il triptofano si trova abbondante nel cioccolato, nell’avena, nelle banane, nei datteri, nelle arachidi, nel latte e nei latticini.
Nei vegetali e nei batteri è sintetizzato grazie all’enzima triptofano sintasi.
L’iperglicemia è definita come un’eccessiva quantità di glucosio nel sangue.
Il valore di soglia oltre il quale si può parlare di iperglicemia è di 110 milligrammi su decilitro (mg / dl) di sangue a digiuno o 140 milligrammi su decilitro dopo due ore da un carico di glucosio. Questo valore convenzionale è basato sulla tendenza del corpo a filtrare il glucosio presente nel sangue tramite i reni quando è presente una tale concentrazione (Glicosuria). La condizione d’iperglicemia è presente in caso di pazienti affetti da diabete, i quali devono sottoporsi ad una terapia insulinica specifica in modo da abbassare la quantità di glucosio circolante a livelli normali. Tale situazione, tuttavia, non è necessariamente sinonimo di diabete mellito, il cui valore soglia, è 126 milligrammi per decilitro (mg / dl) di sangue a digiuno (o 7 mmol / l) o 200 milligrammi su decilitro dopo due ore (o 11,1 mmol / l) da un carico di glucosio. Per quei valori compresi tra 110 e 125, se a digiuno o 140 e 200 dopo un carico di glucosio, si parla di alterata tolleranza glucidica (IFG o IGT), situazione, quest’ultima, che in alcuni casi può rinormalizzarsi (ad esempio nei casi di diabete gestazionale).