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“Kit L’altra Faccia Del Dimagrimento”
Come scegliere i cibi Perfetti per Te e programmare il Tuo Inconscio per Raggiungere il benessere Esteriore-Interiore in modo Automatico
Con l’ altra faccia del dimagrimento potrai:
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2) Aumentare la quantità di muscoli (costituiscono la fornace dove si brucia grasso, oltre ad aumentare il metabolismo; il loro tono migliora il deposito di calcio nelle ossa; regolarizzano la pressione arteriosa; migliorano le articolazioni)
3) Gestire le emozioni: è a causa di queste che la maggior parte delle diete falliscono, per cui saperle gestire è essenziale nell’ acquisire e mantenere l’ aspetto fisico raggiunto. Con gli esercizi di meditazione usufruirai dei notevoli vantaggi in termini fisici e psichici con cui guidare la propria vita
4) Migliorare le relazioni, prima fra tutte con se stessi, e poi con gli altri. Sapere relazionarsi con i nostri pensieri, gestire il dialogo interiore, ottenere ciò che si desidera, sono solo alcuni aspetti del cambiamento nello stile di vita che farà seguito alla messa in opera dell’ altra faccia del dimagrimento.
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Ho deciso di regalare tutti questi bonus in quanto sono argomenti che mi stanno molto a cuore e sono convinto che, chiunque, può trarre benefici e raggiungere risultati strabilianti con l’utilizzo del mio Kit.
N.B. Io mi impegno a fare in modo che per te questo percorso sia divertente, semplice ed efficace.
Ciao, Gaetano Conforto
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Dieta ad Eliminazione
Il Prime Test evidenzia gli alimenti che danneggiano l’organismo, poiché risultano positivi al test, quindi vengono indicati nel referto.
Per qualsiasi livello di reazione positiva, è necessario evitare quella sostanza, eliminandola dalla dieta, per un tempo variabile, in base al grado di tossicità.
Quattro sono i livelli di reazione, indicati annerendo una delle quattro caselle presenti accanto al nome dell’elemento sul referto, la prima casella a sinistra rappresenta il livello 1, la seconda da sinistra il livello 2 e così via; comunque anche un livello basso di reazione (numero 1) può essere causa di sintomi severi.
Numero 1
Indica che l’elemento reagisce con una aggregazione di piastrine e/o un lieve danno ai globuli bianchi, quindi deve essere evitato per circa uno/due mese.
Numero 2
Indica che l’elemento ha causato un danno a circa il 25% dei globuli bianchi, quindi deve essere evitato per circa due/tre mesi.
Numero 3
Indica che l’elemento ha causato un danno a circa il 50% dei globuli bianchi, quindi deve essere evitato per circa tre/quattro mesi.
Numero 4
Indica che l’elemento ha causato un danno a circa il 90% dei globuli bianchi, con danno parziale ai globuli rossi, quindi deve essere evitato per circa sei mesi.
Dieta ad Eliminazione ed Alternative alimentari
Una premessa: e’ necessario leggere attentamente e più volte, i risultati del PRIME TEST. Questo per imprimere bene nella memoria gli alimenti non permessi e la relativa gravità di reazione. La memoria di questi valori aiuterà tantissimo nello scegliere le alternative alimentari e valutare le possibili combinazioni di un pasto.
In molti casi si trovano vietati alimenti che spesso sono combinati tra loro, come ad esempio:
Frumento e lievito (nel pane)
Frumento, lievito, zucchero, uova (in dolci e biscotti)
Pertanto per “possibili combinazioni” vuol dire scegliere tra le alternative, secondo le proprie esigenze.
Tali esigenze saranno diverse da un PRIME TEST all’altro, dato che il risultato del test è estremamente personale ed anche con alcuni elementi comuni si avrà comunque differenza nel grado di incompatibilità.
ESEMPIO DI DIETA AD ELIMINAZIONE
La dieta generica sottostante può essere di aiuto nel caso in cui non sia possibile rivolgersi ad uno specialista della nutrizione.
Nel seguire questa dieta ipocalorica si consiglia di depennare gli alimenti risultati positivi al PRIME TEST. In questo modo rimarranno solo quelli permessi e quindi sarà possibile e facile autogestire la propria alimentazione.
Gli alimenti risultati positivi al Prime Test dovranno essere eliminati per uno, due, quattro o sei mesi a seconda del grado di reazione.
In seguito potranno essere reintrodotti seguendo una dieta rotazionale.
COLAZIONE:
Sono possibili diverse combinazioni secondo il seguente elenco:
Caffè’, caffè’ d’orzo, te’ caffè’ decaffeinato, Karkadè’, tisane
Latte di mucca, latte di capra, latte di riso, latte di mandorla, yogurt di mucca, yogurt di capra
Rice crispies, gallette di riso, fiocchi di avena, corn flakes, fette biscottate, crackers di segale
Frutta fresca, spremuta di frutta
Dolcificanti: zucchero raffinato, zucchero di canna, fruttosio, dolcificante artificiale, miele, marmellate.
SPUNTINO
Frutta fresca consentita, succhi di frutta
Yogurt magro ( se non assunto a colazione)
PRANZO:
Un primo piatto di pasta (80-100 gr.)
Oppure un primo piatto di riso , pasta di mais, pasta di segale, pasta di grano saraceno , polenta,(gr. 80-100) condito con pomodoro fresco ( se permesso ) o altri vegetali consentiti ( zucchine, spinaci, piselli, zafferano etc.)
Oppure un piatto di patate bollite ( circa 200 gr)
Oppure un piatto di legumi
Minestrone di verdure varie o di legumi vari ( permessi dal Prime Test) con pasta o riso o orzo o miglio (gr. 30)
Il primo piatto si completa con insalata varie o verdure cotte assunte a volontà’.
MERENDA
Frutta fresca consentita o succi di frutta ipocalorico, te’ freddo ( se consentito)
CENA
A scelta tra le seguenti carni che possono essere assunte lesse, arrosto, alla griglia, come hamburger, spiedini, spezzatini, etc, ( gr. 130-150)
Carne bovina magra, coniglio, maiale, agnello, pollo tacchino, cavallo, struzzo, cacciagione, oca, anatra, cinghiale
Pesce consentito ( gr. 200-250) che può essere assunto lesso, arrosto, al vapore, alla griglia.
(anguilla, aringa, merluzzo, salmone, sardine, sgombro, sogliola, tonno, trota, , altro pesce di lago)
Inoltre è possibile assumere le seguenti alternative:
Formaggi : ( di mucca, di pecora, di capra) secondo le seguenti quantità:
ricotta di pecora, di mucca o capra gr. 200
formaggio stagionato gr. 80
formaggio fresco di mucca, capra o pecora gr. 100-120
Prosciutto crudo o bresaola o arrosto di tacchino gr. 80-100
Uova 1-2 a piacere
E’ possibile assumere durante il pasto serata gr. 50-70 di pane integrale, pane azzimo, gallette di riso, crackers di segale, pane di mais, pane di miglio, pane di amaranto o altri pani speciali.
La cena si completa con l’assunzione di insalate o verdure ( permesse dal PRIME TEST) in quantità desiderata.
NOTA BENE
E’ permessa l’assunzione di un cucchiaio di olio ad ogni pasto ( olio di oliva, di mais, di semi di girasole, di arachidi, di soia, di vinacciolo)
E’ possibile invertire il pranzo con la cena
Limitare l’uso del sale
Bere L .1,5-2 di acqua o succhi di frutta
Non saltare i pasti
Fare attività fisica: passeggiate, nuoto, bicicletta ( almeno 40 minuti al giorno)
Dieta Rotazionale e Reintroduzione degli alimenti
Alcune ipersensibilità possono essere dovute ad una predisposizione o “acquisite” durante la gestazione.
Queste sono, le cosìdette sensibilità “permanenti” o “fisse” che sono molto difficili da perdere anche dopo un periodo di rigida astinenza. Raramente questi sono alimenti che si mangiano di frequente; lo scopo di questa dieta è di aiutare ad eliminare le ipersensibilità “temporanee”.
Quando, dopo aver seguito le sole indicazioni di eliminazione (se non è necessario seguire un trattamento specifico per qualche patologia) i cibi reattivi possono essere reintrodotti nell’alimentazione seguendo una dieta rotazionale.
Dieta Rotazionale
E’ Consigliabile nella reintroduzione seguire una dieta rotazionale, la reintroduzione va fatta per un cibo alla volta, provando ad assumere un alimento reattivo (risultato positivo al test) ed attendere 4-5 giorni, per assicurarsi che non ricompaiano i sintomi di malessere; questo va fatto almeno due volte in occasioni diverse.
Il concetto di dieta rotazionale, ogni 4-5 giorni, fu proposto per la prima volta circa 50 anni fa. Fondamentalmente consiste nell’uso di un alimento ogni 4-5 giorni. Il concetto di questo programma era di identificare le allergie alimentari in un periodo in cui non esistevano tests diagnostici per poterle identificare. Il Paziente doveva tenere un diario alimentare quotidiano dei cibi ingeriti, le loro quantità e trascrivere qualsiasi sintomo apparisse, anche se minimo. Riscontrando questi diari alimentari con i sintomi, si pensava di poter identificare gli alimenti offensivi. Con il diffondersi del metodo leucocitotossico, non è più necessario usare questo metodo lungo e laborioso. Comunque la dieta rotazionale viene ancora usata per prevenire l’acquisizione di nuove ipersensibilità, oltre a quelle già dimostrate dal Prime test.
Reintroduzione dei reattori citotossici
Questa dieta non è per sempre.
E’ un fatto documentato che alcune persone diventano ipersensibili ad alcuni alimenti solo per averne abusato. Tuttavia la nostra ricerca ci indica che la maggior parte delle nostre ipersensibilità possono essere superate semplicemente isolando i cibi che ci molestano, dando la possibilità al sistema immunitario di riottimizzarsi. La maggior parte dei Medici che utilizzano i programmi leucocitotossici, hanno osservato che è necessario evitare i cibi reattivi per un periodo di almeno un mese, prima di passare alla fase di reintroduzione. I cibi debbono essere reintrodotti nella dieta uno alla volta. Questo è molto importante per le complicazioni che potrebbero sorgere se uno o più reattivi fossero mischiati nello stesso pasto. Cercate di provare ogni alimento ad almeno tre giorni di distanza e due volte in occasioni diverse. Giustamente qualsiasi abuso può portare ad una intolleranza. Durante il periodo di eliminazione dalla dieta, degli alimenti reattivi, si può notare la scomparsa di alcuni sintomi. Al momento della reintroduzione degli alimenti, è necessario essere consapevoli della riapparizione di questi o altri sintomi e cercare di annotarli. Si consiglia di usare la dieta rotazionale per quei cibi verso i quali è stata accertata un’ipersensibilità.
ESEMPIO DI DIETA ROTAZIONALE per la reintroduzione degli alimenti
1° GIORNO
Colazione:
caffè decaffeinato con dolcificante e n…Crackers ESSERE o pane azzimo.
Pranzo (a scelta):
pasta al pomodoro e con verdure o minestrone di verdure con pasta
Cena (a scelta):
arrosto di maiale magro fettina o lombata di maiale ai ferri, coniglio al tegame, prosciutto crudo o affettato di maiale a piacere
2° GIORNO
Colazione:
tè con dolcificante e n°3 gallette di riso
Pranzo(a scelta):
riso al pomodoro o con verdure, minestra di verdure con riso, insalata di riso con tonno e verdure
Cena (a scelta): pesce bollito o arrosto, polpi o calamari
arrosto e insalata
3° GIORNO
Colazione: caffè d’orzo con gallette ai cereali al mais Essere
Pranzo(a scelta):polenta o pasta al pomodoro o con
verdure
Cena (a scelta): pollo arrosto (senza pelle), uova a
piacere con verdure o patate, , petto di
pollo o tacchino ai ferri arrosto o
hamburger di tacchino
4° GIORNO
Colazione: Tisana o succo di frutta con crackers integrali (di segale) WASA.
Pranzo(a scelta): zuppa di legumi vari,legumi a insalata (lenticchie fagioli,piselli,ceci) (se necessario passati)
Cena (a scelta): formaggio di pecora o capra magro, ricotta di pecora, carne di agnello arrosto o alla griglia.
N.B. ad ogni pasto aggiungere insalata o verdura a volontà. Si consiglia di condire con olio d’oliva. Ad ogni pasto è possibile aggiungere gli stessi cracker della colazione. La frutta deve essere assunta lontano dai pasti. Si può sostituire il pranzo con la cena.
Conclusioni
Le cose buone accadono, ma non tutte in una volta: non ci si aspetti cambiamenti immediati.
Occorre essere pazienti, di solito i primi 4-10 giorni sono il periodo in cui compare la sindrome d’astinenza dai cibi sensibili; generalmente questo periodo è caratterizzato da sintomi fisici ed emotivi. Durante il periodo di reintroduzione degli alimenti risultati positivi, si consiglia di reintrodurre un alimento alla volta, tenendo una documentazione dei cibi reintrodotti; se si presenta una reazione (malessere), di solito avviene entro le prime12 ore, è necessario sospendere quell’alimento per almeno un mese ancora. Bisogna essere motivati, una volta eliminati quei cibi ai quali si è risultati “ipersensibili”, i sintomi scompariranno, così si è sulla buona strada, per un’ottima salute fisica e psicologica.
La diminuzione del desiderio impellente verso un alimento eliminato, di solito è un fattore positivo.
Tali alimenti possono essere reintrodotti nella dieta dopo almeno un mese, uno alla volta, iniziando da quelli con una reazione più bassa, annotando gli eventuali sintomi e seguendo una dieta rotazionale(un giorno sì e tre no). Non sono permesse bevande alcoliche.
Il triptofano è un amminoacido poco polare, la sua molecola è chirale.
L’enantiomero L è uno dei 20 amminoacidi ordinari, il suo gruppo laterale è un indolile.
Negli esseri umani è essenziale, cioè va assunto tramite l’alimentazione, dato che l’organismo umano non è in grado di sintetizzarlo.
Il triptofano è anche un precursore della serotonina (un neurotrasmettitore) e della melatonina.
Per qualche tempo il triptofano è stato distribuito sul mercato come integratore alimentare. Per molte persone si è rivelato un rimedio abbastanza efficace e sicuro per promuovere il sonno, data la sua capacità di alzare il livello nel cervello della serotonina, sostanza dall’azione calmante se presente in dosi moderate, e della melatonina, un ormone che induce sonnolenza prodotto dalla ghiandola pineale in risposta al buio o alla poca luce. Alcune ricerche cliniche hanno confermato l’utilità del triptofano come sonnifero naturale e come farmaco per i disturbi legati ad un basso livello di serotonina. In particolare, il triptofano si è mostrato promettente come antidepressivo, sia da solo che in sinergia con altri farmaci antidepressivi. Altre possibili indicazioni sembrano essere l’attenuazione del dolore cronico ed il trattamento dei comportamenti violenti, maniaci, compulsivi ed ossessivi legati a malattie nervose.
Nel 1989, una misteriosa epidemia di casi disabilitanti (e a volte mortali) di una malattia autoimmune chiamata sindrome eosinofilo-mialgica è stata attribuita ad un lotto di triptofano sintetizzato impropriamente. La coltura batterica usata da un importante produttore fu geneticamente modificata per aumentare la resa di triptofano; sfortunatamente la riduzione dei costi comportò anche la cancellazione di uno stadio di purificazione su carboni attivi, facendo sì che anche alcuni metaboliti batterici, responsabili dell’azione tossica, finissero nel prodotto finito.
A prescindere dalle cause della tossicità, il triptofano – come integratore alimentare – fu ritirato dal mercato negli Stati Uniti e in altri paesi subito dopo.
Il triptofano rimane sul mercato come farmaco che alcuni psichiatri continuano a prescrivere, specialmente a pazienti poco rispondenti ad altri farmaci antidepressivi ed è ancora oggetto di vari test clinici.
Nell’alimentazione, il triptofano si trova abbondante nel cioccolato, nell’avena, nelle banane, nei datteri, nelle arachidi, nel latte e nei latticini.
Nei vegetali e nei batteri è sintetizzato grazie all’enzima triptofano sintasi.
L’iperglicemia è definita come un’eccessiva quantità di glucosio nel sangue.
Il valore di soglia oltre il quale si può parlare di iperglicemia è di 110 milligrammi su decilitro (mg / dl) di sangue a digiuno o 140 milligrammi su decilitro dopo due ore da un carico di glucosio. Questo valore convenzionale è basato sulla tendenza del corpo a filtrare il glucosio presente nel sangue tramite i reni quando è presente una tale concentrazione (Glicosuria). La condizione d’iperglicemia è presente in caso di pazienti affetti da diabete, i quali devono sottoporsi ad una terapia insulinica specifica in modo da abbassare la quantità di glucosio circolante a livelli normali. Tale situazione, tuttavia, non è necessariamente sinonimo di diabete mellito, il cui valore soglia, è 126 milligrammi per decilitro (mg / dl) di sangue a digiuno (o 7 mmol / l) o 200 milligrammi su decilitro dopo due ore (o 11,1 mmol / l) da un carico di glucosio. Per quei valori compresi tra 110 e 125, se a digiuno o 140 e 200 dopo un carico di glucosio, si parla di alterata tolleranza glucidica (IFG o IGT), situazione, quest’ultima, che in alcuni casi può rinormalizzarsi (ad esempio nei casi di diabete gestazionale).
Si definiscono integratori alimentari quei prodotti specifici volti a favorire l’assunzione di determinati principi nutritivi non presenti negli alimenti di una dieta non corretta.
Gli integratori vengono consigliati nei casi in cui l’organismo abbia carenza di determinati alimenti: non hanno dunque proprietà curative, ma servono a integrare una normale dieta, completandola. Per le loro proprietà nutrizionali, vanno assunti entro limiti di sicurezza (upper safe level: UL), tenendo conto delle RDA (recommended dietary allowances), ossia le raccomandazioni degli specialisti.
Tipologie di integratori
Esistono in commercio molti tipi di integratori, diversificati a seconda delle necessità.
- 1. Integratori per miodesopsie
L’utilizzo di integratori è l’unica forma di terapia farmacologica esistente per le miodesopsie. A tutt’oggi, non esistono casi di miglioramento riconosciuti dalla medicina ufficiale, imputabili all’assunzione di prodotti specifici; esiste però una scuola di pensiero, secondo cui l’utilizzo di questi prodotti può essere utile a evitare un eventuale peggioramento.
- 2. Integratori sostitutivi del pasto
Si tratta di prodotti a basso contenuto calorico, che vengono solitamente assunti per tenere il peso corporeo sotto controllo, eliminando il normale pasto e sostituendolo con bevande o altri prodotti contenenti l’esatta razione giornaliera di principi nutritivi.
- 3. Integratori vitaminici
Gli integratori vitaminici vanno assunti perché, di regola, l’organismo non produce vitamine ma si limita a sintetizzare quelle esistenti in natura ed ingerite con gli alimenti. Laddove il regime alimentare non sia sufficiente a raggiungere la razione necessaria alla fisiologia dell’organismo, gli integratori vitaminici possono assumere un importante ruolo nell’alimentazione.
In ogni caso, occorre seguire le indicazioni del medico, per evitare fenomeni di ipervitaminosi che potrebbero causare danni al fegato se non riesce ad espellere le quantità di vitamine in eccesso.
- 4. Gli integratori di sali minerali
Gli integratori di sali minerali, i proteici e gli aminoacidi risultano essere un utile apporto alla dieta degli sportivi, in quanto con la sudorazione si perdono molti sali (oltre che le normali tossine) e, in più, l’attività sportiva richiede una massa muscolare sempre efficiente.
Peraltro, Gli integratori proteici andrebbero assunti non pensando di accelerare lo sviluppo muscolare, ma per recuperare le perdite e rifornire l’organismo di energia e nutrienti in misura adeguata al bisogno, cioè per evitare stanchezza ed eccessivo affaticamento.
Anche in questo caso, un abuso di integratori proteici comporta effetti collaterali indesiderati a carico del metabolismo; ad es., la creatina causa affaticamento dei reni.
- Gli integratori energetici
Gli integratori di questo tipo sono a base di zuccheri semplici e composti, integrati con vitamine del gruppo B, C ed E.
Sono consigliati nel caso che non sia possibile o non sia sufficiente una normale dieta, inclusiva ad es. di pane e marmellata, biscotti, dolci, cereali, patate.
Gli integratori energetici favoriscono alcune “attività involontarie” (battito cardiaco, respirazione, digestione, mantenimento della temperatura corporea, ecc.)
I principali integratori alimentari:
- Radici di ginseng
- Acido folico
- Iodio
- Vitamine
- Sali minerali
- Aminoacidi e proteine
- Alimenti probiotici
- Erbe e derivati
- Fibre
Nell’area degli integratori, vi sono dunque prodotti caratterizzati da componenti nutrizionali specifici, come le vitamine e i sali minerali, ma anche una serie di prodotti naturali, come pappa reale e propoli.
Alimenti implicati in reazioni allergiche immediate (orticaria, angioedema e anafilassi) e asma nei bambini:
- uovo (ovoalbumina)
- arachidi
- noci
- nocciole
- pesce
- crostacei,
- latte vaccino
Alimenti che inducono la liberazione di istamina e possono dare orticaria (soprattutto se assunti in grandi quantità):
- cioccolato
- fragole
- ananas e frutti esotici
- crostacei
- albume d’uovo
- formaggi fermentati
- cavoli
- alcool
Alimenti che contengono elevate quantità di istamina e possono dare orticaria (se assunti in grande quantità):
- tonno,
- sarde,
- aringhe,
- sgombri,
- formaggi (es.gorgonzola, emmenthal, camembert),
- salsicce
- salame
- coppa
- pancetta affumicata
- pomodori
- spinaci
- crauti
- alcuni vini sia bianchi che rossi e birra;
Alimenti ad elevato contenuto di salicilati naturali che possono essere la causa di forme di orticaria cronica:
- frutta secca
- frutti di bosco
- arance
- albicocche
- ananas
- uva
- cetrioli
- indivia
- olive
- miele
- erbe aromatiche
- salsa di pomodoro
- tè
- vini
- liquori
Alimenti che contengono tartrazina (E102-colora in giallo) e che possono essere causa di forme di orticaria cronica e asma:
- succhi di frutta
- bevande colorate
- sottaceti
- salse confezionate
- senape
- maionese
- preparati per torte
- minestre in scatola e sacchetti
- budini istantanei
- cioccolatini ripieni e caramelle
- lecca-lecca
- gelatine
- gelati
- marmellate
Alimenti che contengono anidride solforosa (E220):
- insalate e macedonie in ristoranti e alberghi (in alcuni casi vengono usati degli spray per evitare che imbruniscano, mantenendo così un aspetto “fresco”)
- cipolline sottaceto
- frutta secca
- succhi di frutta
- marmellate a base di frutta
- baccalà
- vini
Alimenti che contengono solfiti, metabisolfiti, bisolfiti: possono creare problemi alle persone asmatiche
- Sono in genere alimenti preconfezionati in cui queste sostanze vengono aggiunte come conservanti/antiossidanti e sono indicati con le sigle E221, E222, E223, E224, E225, E226, E227.
Possono precipitare crisi di emicrania, anche a distanza di ore dall’ingestione alimenti come:
- Formaggio
- Cioccolato
- agrumi (per il loro contenuto di istamina o amine pressorie come la tiramina e la feniletilamina)
- anche i nitrati, presenti come conservanti in alcuni insaccati e carni in scatola, a volte sono responsabili di cefalee.
Cibi ricchi di nichel:
- Asparagi
- Farina integrale
- Fagioli
- Nocciole
- Funghi
- Pere
- Cipolle
- Rabarbaro
- Spinaci
- Thè
- Pomodori
- Cacao e cioccolato
- Piselli
- Birra
- Lattuga
- Vino
- Carote
- Lievito in polvere
Terapia: ingerire per un anno delle compressine di nichel in dosi infinitesimali (prodotti omeopatici).
La terapia si basa principalmente sull’eliminazione dell’alimento responsabile una volta che sia individuato.
- Il trattamento dietetico deve essere condotto in maniera rigorosa, escludendo completamente l’alimento e quelli che crociano con esso.
- La terapia desensibilizzante per gli alimenti, a differenza che per gli inalanti, non ha al momento provata efficacia.
- La terapia farmacologica prevede la somministrazione di farmaci ad azione preventiva (sodio cromoglicato) o sintomatica (antistaminici).
Quali sono le sostanze incriminate
Qualsiasi alimento può produrre reazioni allergiche, contenendo proteine dotate di attività allergenica. Quelli più attivi sono gli allergeni stabili (che resistono meglio alla cottura come la b- lattoglobulina del latte, l’ovoalbumina dell’albume, gli allergeni del merluzzo e delle arachidi). Invece gli allergeni vegetali sono labili al colore e ad altri procedimenti, per cui possono produrre reazioni allergiche, soprattutto in pollinosici se assunti crudi ma essere tollerati se assunti cotti. Il 90% delle reazioni allergiche su base alimentare sono causate da 8 alimenti.
1) Latte: l’allergia alle proteine del latte vaccino costituisce certamente la più frequente di tutte le allergie alimentare, colpisce il 3-5% di tutti i bambini di età inferiore ai 2 anni. In seguito le manifestazioni tendono a scomparire, rare nell’ adulto.
2) Soia: la frazione allergenica della soia è quella proteica, e in effetti molti soggetti allergici alla soia possono tollerare gli oli di soia raffinati. L’allergia alla soia è comune ai bambini con l’allergia alle proteine del latte vaccino, il 15% di questi bambini infatti è allergico anche alla soia. Per questo motivo l’opportunità di sostituire il latte vaccino con il latte di soia è messa in dubbio.
3) Uova: l’uovo contiene un’ampia gamma di proteine presenti nell’albume (ovomicoide, ovoalbumina, ovotransferrina). La cottura riduce l’allergenicità del 70%, per tutte le componenti ad eccezione dell’ovomucoide che è termostabile. Nella carne di pollo vi è presenza di ovoalbumina e ovotransferrina e si ritiene che gli individui allergici all’uovo possano tollerare il pollo cotto essendo le 2 proteine termolabili. Le allergie alle uova sono molto comuni in età inferiore all’anno ma tendono a declinare con l’accrescimento.
4) Arachidi e noci: l’allergia alle arachidi fino a pochi anni fa era un problema negli USA, ora si sta diffondendo anche da noi e sta diventando una delle principali allergie del bambino, per la sempre più frequente introduzione nell’alimentazione pediatrica di arachidi e derivati. Quella alle noci si sviluppa frequentemente in bambini che, da piccoli, hanno presentato una sensibilizzazione alle arachidi.
5) Pesce: è particolarmente frequente l’allergia al merluzzo, nei paesi scandinavi e nord- europei, dove è maggiore il consumo. L’allergia può manifestarsi nei confronti di qualsiasi specie ittica o solo per particolari specie. Le manifestazioni cliniche riguardano soprattutto l’apparato respiratorio.
6) Molluschi: sono molto rare. Di particolare interesse sono le reazioni ad alcune specie di chiocciole di terra, dette impropriamente lumache, che si manifestano in soggetti sensibili ai dermatofagoidi.
7) Grano: la farina di frumento solo eccezionalmente provoca manifestazioni di allergia alimentare.
Frutta quali banana, avocado, castagna, melone, kiwi possono dare reazioni allergiche in soggetti sensibilizzati al lattice.
Qualche volta gli allergeni si nascondono in altri cibi. Ad esempio le proteine del latte vaccino si possono trovare nei sostitutivi del burro, salsicce, pesce in scatola, ripieni di carne, hot dog; il glutine nelle salsicce. I semi di soia sono presenti negli hamburger. L’albume può trovarsi nei condimenti per insalata, zuppe commerciali, carni in scatola, salsicce e ripieni di carne. Le arachidi nei liquori e prodotti a base di cioccolato. Il miele nei cosmetici. In Italia si registrano numerose segnalazioni d’intolleranza all’olio di oliva, con manifestazioni di congiuntivite allergica. Questa forma di allergia inizia come sensibilizzazione per via respiratoria al polline dell’olivo e poi diviene alimentare per reazione crociata con gli antigeni degli oli vegetali, che contengono gli antigeni del frutto d’origine.
Test DRIA
si basa sullo studio delle variazioni del tono muscolare in rapporto all’assunzione di cibi intolleranti. E’ piuttosto affidabile e ripetitivo nei risultati, a patto di impiegare strumenti di buona qualità e personale ben qualificato. Il costo della strumentazione (in fondo un dinamometro ad alta sensibilità) è piuttosto elevato e rende la quota a carico dell’utente piuttosto alta. Si tratta praticamente dell’automazione del test kinesiologico.
Test Kinesiologico
Gli esperti di osteopatia, chiropratica e posturologia affermano che è possibile anche una valutazione diretta e manuale del tono muscolare, senza l’impiego di strumenti di rivelazione.
Non sono mai state prodotte però casistiche ampie e soprattutto controllate
Test EAV: VEGA Test, Sarm Test, Bio Strengt Test, e loro varianti
sviluppatosi a partire dalle osservazioni dell’elettroagopuntura secondo Voll, sulle variazioni del potenziale elettrico cutaneo in relazione al contatto con alimenti intolleranti. Nonostante il metodo sia criticato per la sua scarsa riproducibilità (i risultati variano secondo l’operatore, della strumentazione e delle “sostanze-test” usate), si è tentato di ovviare alle diverse limitazioni costruendo, nel tempo, apparecchiature differenti (Vega, Mora, Sarmtest, Bio Strenght Meter), con puntali sempre più maneggevoli e calibrati, in modo da ottenere risultati indipendenti dalla pressione esercitata.
Test Leucocitotossico
messo a punto da Byrant negli anni quaranta e sviluppatosi poi in Europa (Inghilterra ed Italia) alla fine degli anni ottanta. consiste nel documentare, in vitro, l’azione citotossica (vacuolizzante) di certi alimenti sui neutrofili del paziente. Nonostante numerose segnalazioni sulla sua affidabilità e riproducibilità (10), molti AA affermano che, eseguendo esami sullo stesso paziente e sul sangue dello stesso prelievo in centri diversi, si possono ottenere risultati nettamente differenti. La medicina ortodossa è molto critica sulla reale efficacia del test.
La conferma di una allergia alimentare (già riscontrata nella vita di tutti i giorni mangiando l’alimento, oltre che con i test precedenti) va fatta con questo ulteriore esame “al buio” (cioè con alimenti mascherati, sotto forma di liquidi o “pappine”), necessario per depurare la diagnosi da qualsiasi influenza psicologica.
Come si fa. È necessario un ricovero (o più soggiorni in day hospital) in un centro specializzato, perché i cibi possono causare reazioni a volte gravi. Alla persona allergica vengono dati, uno alla volta, gli alimenti sospetti, ma anche dei placebo, sotto forma di capsule, gocce o pappine insapori. lì test è piuttosto lungo: tra una somministrazione e l’altra devono passare sei ore. Le reazioni eventuali segnalano in modo inconfutabile la presenza di un’allergia.
È indicato per coloro che hanno gravi allergie alimentari, complesse allergie, o allergia ad un alimento molto comune (come il latte).
Il test eseguito con capsule a dosaggio controllato, sebbene non fornisca spiegazioni sul tipo di meccanismo immunologico in causa, è di certo quello più utile. Richiede però l’ospedalizzazione ed un attento monitoraggio del paziente per 24-48 ore.
Challenge test orali
I challenge test orali consistono nella somministrazione per os dell’alimento/addittivo sospettato. Sono particolarmente utili per definire il ruolo patogenetico di una sostanza (proteina alimentare o additivo) quando gli altri test disponibili sono negativi o poco significativi oppure nel caso di polisensibilizzazioni, per stabilire che cosa è veramente causale nel determinismo dei sintomi. Test potenzialmente molto pericolosi, difficili da interpretare ed eseguire e non danno informazioni sul meccanismo patogenetico delle reazioni: sono comunque gli unici in grado di diagnosticare con certezza una allergia/intolleranza alimentare.
Prick test o test cutaneo (patch test)
È il test più utilizzato in allergologia per iniziare a dipanare la matassa delle allergie. Si esegue in un ambulatorio specializzato.
Come si esegue: il medico seleziona un certo numero di allergeni (tra pollini, acari, forfore, muffe, alimenti) tra quelli risultati sospetti all’anamnesi (cioè alla raccolta della storia medica della persona). Gli allergeni sono disponibili sotto forma di estratti fluidi o in sospensione colloidale (per il cibo si usano gocce di alimento fresco (prick by prick)). Quindi distribuisce sull’avambraccio del paziente una goccia per ogni estratto e punge la zona con una specie di pennino. In genere fa la stessa cosa anche sull’altro braccio, per controllo. Infine osserva le reazioni entro un tempo di 20′. Dopo qualche minuto, se la persona è sensibilizzata verso qualche sostanza, sulla pelle compaiono dei pomfi (rilievi tipo pizzico di zanzara), in corrispondenza dell’allergene in questione. Ed ecco il colpevole (o i colpevoli).
È indicato per tutte le persone che sospettano di avere qualche allergia e non hanno mai fatto alcun esame.
diete d’eliminazione e di reintroduzione graduale
possono essere di una certa utilità, anche se la loro esecuzione è spesso indaginosa.
test epicutaneo
per le allergie da contatto può essere utile per svelare una sensibilizzazione da contatto che possa giustificare una riacutizzazione per via alimentare di una dermatite da contatto (Nichel, Balsamo del Perù, ecc.)
La diagnosi di allergia e di intolleranza alimentare può essere molto difficoltosa sia per i vari meccanismi scatenati sia per l’alto numero degli allergeni alimentari esistenti e non compresi nei tests diagnostici impiegati. E’ necessario seguire un iter molto rigoroso:
- Un’ intervista ben condotta al paziente può fornire elementi di sospetto altamente indicativi specialmente se l’episodio allergico si verifica pochi minuti dall’ assunzione dell’alimento.
- Accertamento allergologico di primo livello con test cutanei (prick test) e test sierologici per la ricerca di Ig E specifiche. In un discreto numero di casi si possono avere con tutte e due le metodiche falsi positivi e negativi.
- Conferme diagnostiche con diete di eliminazione condotte secondo seri criteri prestabiliti. Se con la dieta si sono conseguiti miglioramenti clinici significativi si reintroducono nella dieta altri alimenti, uno alla volta, in modo da giungere all’ identificazione dell’alimento responsabile. Se non ci sono precedenti di shock anafilattico è possibile confermare il sospetto con un test di scatenamento con l’aliment o in causa. Questo test è da eseguire sotto stretto controllo.